Canguro o.n.l.u.s. Flights Aid


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"Kosovo"

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In molti ci avevano pensato, qualcuno ci aveva provato, ma in pochi ci sono riusciti. Utilizzare velivoli a scopo umanitario è davvero un’impresa, soprattutto qui in Italia: ce lo racconta Alessandro Modia Rore, pilota e presidente dell’associazione Canguro ONLUS Flights Aid.

Da ormai sei anni il trentacinquenne sudamericano di nascita ma italiano di adozione, organizza, coordina e gestisce donazioni di farmaci, attrezzature ospedaliere e alimenti per l’infanzia che dall’Italia vengono donati ai paesi più poveri, in stato di guerra o colpiti da calamità naturali.

Purtroppo è capitato che molte organizzazioni, malgrado l’impegno e la buona volontà, non riuscissero a far giungere a destinazione gli aiuti raccolti, per problemi di ordine geofisico, per questioni burocratiche o semplicemente per la corruzione che piaga molti paesi in via di sviluppo.

Questo è uno dei motivi che hanno spinto il dott. Modia Rore a voler raccogliere, trasportare e consegnare lui stesso le donazioni, senza intermediari e nel più breve tempo possibile ed essendo pilota e conoscendo bene il mondo aeronautico, ha pensato che nessun mezzo poteva essere meglio dell’aeroplano.

Unendo quindi le conoscenze nel settore umanitario alla passione per il volo è nata la Canguro ONLUS Flights Aid.

«Il primo volo umanitario - racconta il giovane pilota - risale al 1999; non potevo restare indifferente di fronte alle immagini televisive del terribile genocidio in Kosovo. Così una sera di fronte al TG, mi è venuta voglia di impegnarmi per cercare davvero di fare qualcosa.

Piper PA-31 Navajo e i medicinali pronti per l'imbarco

Piper PA-31 Navajo e i medicinali pronti per l'imbarco

Il giorno successivo mi sono dato da fare per reperire i farmaci, l’aereo e soprattutto i permessi. In pochi giorni ho trovato l’appoggio di Maurizio Bassani proprietario di un Piper PA-31 Navajo con matricola I-GHEP, che era di base presso l’aeroporto di Cuneo Levaldigi.

La sua disponibilità è stata immediata ed a differenza di altri, contattati precedentemente, ha richiesto solamente, visto lo scopo umanitario dell’operazione, i soldi per coprire le spese vive, poco più del prezzo del carburante. Fantastico! Durante la ricerca del velivolo ho avuto prova di quanto la classe dirigente italiana si disinteressi del settore aeronautico e di quanto gli operatori del settore, come squali, cerchino di trarre profitto da qualsiasi situazione. Il problema successivo era il reperimento dei medicinali da trasportare; così ho contattato le più grandi case farmaceutiche presenti sul territorio nazionale, che mi hanno donato 1,5 ton di farmaci, tra antibiotici, antidolorifici e antiinfiammatori.

Poi si presentava il problema più grande: la “diplomatic clearence” per volare nella No Fly Zone, tra Brindisi e Tirana. Ho iniziato col chiamare l’ambasciata italiana a Tirana, ma dopo innumerevoli telefonate, non ho ottenuto nulla, se non spendere tanti soldi in telefono. Così, avendo la disponibilità del velivolo, i farmaci in un magazzino della ditta SAM di Montalto Dora, che tanto gentilmente mi ha aiutato anche in missioni successive, mi ritrovavo bloccato.

Come mi aveva insegnato il mio istruttore di volo, per il brevetto Commerciale: “no panic”. Una parola! Discutendo con i miei famigliari, miei primissimi supporter in questa “follia”, decido di telefonare all’ambasciata americana a Tirana! Qui ho capito come mai sia così bello volare in America. Dopo un primo contatto nel quale l’operatore mi chiede:
«Chiama da un numero privato o commerciale?».

Dopo aver detto che era il mio numero personale, mi risponde: «Allora la richiamo io». Sarà per controllarmi o per chissà quale altro motivo di sicurezza, ma fatto sta, che non ho più speso soldi in telefono! In due giorni ho avuto la tanto sospirata “diplomatic clearence”.

Il giorno successivo, Maurizio ed io ci trovavamo alle 6.00, presso l’area voli executive, dell’aeroporto di Torino. Decolliamo con piano di volo approvato da Eurocontrol, per volo umanitario, con call sign KV 1155 e motivation Medic Aid. Facciamo scalo a Brindisi dove, dopo una lunga attesa per l’addetto al carburante, che era in spiaggia nonostante il preavviso, decolliamo in direzione Tirana. Ci rendiamo conto che l’atmosfera è calda, non solo per i 35 gradi al suolo, ma perché entrando nella No Fly Zone, siamo il solo volo civile, in avvicinamento a Tirana.

Quando il controllore di Brindisi ci passa a quello di Tirana, la situazione muta nuovamente. Immediatamente, ci chiedono di confermare la call sign e di confermare il colore del velivolo con eventuali strisce sulla fusoliera e motivazione del volo. Dopo un attimo di silenzio ci accolgono con un «welcome KV 1155, vi stavamo aspettando».

Il tono ora è più tranquillo ed amichevole da parte sua, forse perché più che dalle mie risposte è rassicurato dal C-130 modello cannoniera volante che ci affianca ad ore tre. Più ci avviciniamo a Tirana, più il traffico si fa congestionato. C-130 ovunque, elicotteri Apache che ci passano sopra, sotto e via radio ci salutano. Come pilota civile, un’esperienza unica. Una volta atterrati a Tirana, mi reco presso il direttore dell’aeroporto che mi riceve con Kalashnikov in mano e pistola sulla scrivania e mi dice: «porti pure i medicinali nel mio ufficio». Io, invece, chiedo di potere parlare con il dottore Tamberi, direttore sanitario della Protezione Civile Italiana presso l’unità di crisi di Tirana. Questi mi dice di aspettare l’arrivo di una ambulanza militare italiana che arriverà da Durazzo e di non perdere d’occhio i farmaci nemmeno un secondo. Così faccio e mentre Maurizio controlla l’aereo, io espleto le pratiche burocratiche ed attendo fuori dall’aeroporto.
Qui vedo la disperazione del popolo Kosovaro, costretto a scappare dalle atrocità della guerra. Vedo gli occhi vuoti e disperati di padri e madri che coccolano i loro figli, seduti sulla strada sterrata.

Tutto questo a pochi chilometri da casa nostra. Arriva l’ambulanza; saluti cordiali con gli ufficiali che ci fanno i complimenti per l’iniziativa, scaricano i medicinali e ci affidano il bimbo kosovaro che dobbiamo trasportare in Italia, poiché necessita di cure specialistiche. Si chiama Enes, è bellissimo, ha un serio problema congenito alle anche, per il quale ha già subito alcune operazioni a Belgrado, ma senza successo. Consegno ad Enes un piccolo aereo giocattolo, perché si distragga dal volo, ma nonostante gli piaccia molto l’aereo, non smette un attimo di guardare fuori dal finestrino. É felice. Che bello!

Arrivati a Brindisi, presento i visti d’immigrazione del bimbo e del padre che lo accompagna; tutto OK. Si riparte alla volta di Pisa, dove ci aspettano i medici dell’Azienda Ospedaliera Pisana, per prendere in consegna il bimbo, che verrà da loro assistito con le cure dovute. Arrivati a Pisa incontro i dottori e qui ormai stanchissimo dalla lunga giornata, saluto Enes con un grosso bacio. Il padre molto timidamente si avvicina e mi abbraccia con forza, ringraziandomi per quello che avevo fatto per suo figlio. L’emozione mi coglie improvvisamente sommandosi alla stanchezza.

Vedere quel padre cosi gentile e quel bimbo così fragile, vicini alla parziale soluzione dei loro problemi mi riempie di gioia e di tristezza e penso a tutti quei bimbi per i quali non potrò far nulla. Nei giorni successivi, una volta rientrati a Torino, cerco di avere notizie sulle condizioni di salute di Enes. I medici mi rassicurano, le operazioni sono andate bene e lui migliora giorno dopo giorno. «Lei ha già fatto tutto quello che poteva per Enes, ora continui per questa strada per aiutare quei poveri bimbi che ci sono in giro per il mondo e che non sono stati altrettanto fortunati». Questa frase, dettami da uno dei dottori che avevano in cura Enes, - continua Modia Rore - mi cominciò a rimbalzare nella testa giorno dopo giorno, sino quando presi la decisione di fondare la Canguro ONLUS Flights Aid.

Piano, piano ho acquistato esperienza ed ho realizzato varie missioni, in Argentina, Uruguay, di nuovo in Kosovo... Sono ormai passati sei anni da quella prima missione e, con altre missioni alle spalle, la Canguro ONLUS Flights Aid, con il suo presidente, il dottor Alessandro Modia Rore, ha deciso di realizzare il primo “” europeo, col quale inizialmente si andrà ad operare in Sud America.

A bordo verranno installate una sala operatoria, una saletta odontoiatrica ed una oculistica, mentre, per il momtaggio esterno, verrà trasportata una tenda pneumatica. In questo modo andremo ad aiutare, nelle zone remote di quell’angolo del pianeta, quei bimbi che non si possono permettere lunghe trasferte per venire operati nelle capitali dei loro paesi» conclude Alessandro.


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